mercoledì 25 giugno 2014

Caro babbo ti scrivo

"Non ti odio, non sono arrabbiata e non voglio nulla da te. 
Voglio solo che tu sappia che in qualsiasi momento vorrai conoscere tuo figlio o anche solo sapere come sta, basta chiederlo. 
Non vorrò scuse e non "te la farò pagare" in nessuna maniera. 
Sarò solamente contenta per te e per lui.
 Permettimi di dirti, e non ti arrabbiare, che tu puoi non voler sapere nulla di lui, ma almeno puoi scegliere, la tua famiglia no.
 Andrà tutto bene. 
E lui è un bimbo meraviglioso, quindi la "nostra opera" è veramente una meraviglia." (Cit.)
- silenzio -

Ha il naso di tua mamma.
E non chiederti come posso saperlo, perchè la risposta la sai già.
Le espressioni corrucciate e buffe, quando sono le 22.00 e vorrebbe dormire, ma ha fame/noia/mal di pancia e passa dal sorridere all'urlare come un'aquila.
Gli occhi - forse cambieranno, chissà - di quell'azzurro che verso sera, quando cala la luce, diventano grigi. Bellissimi e infiniti.
I capelli - o meglio dire, l'accenno di peluria che si ritrova in testa - che alla luce del sole assumono una meravigliosa sfumatura rosso tiziano che sicuramente non ha preso da me, nonostante la tinta (MIA).
La schiena pelosa, i piedi e le mani grandi.
Mangia a strangozzo, fino all'orlo e alla mattina se la gubbia fino a pranzo. 
La genetica non mente, te l'ho mai detto?!




martedì 17 giugno 2014

#pezzidicuore

[...]Per imparare a perdonarsi perché diventare grandi vuol dire proprio questo. 
Capire che la colpa non sempre serve e che può esserci molto più coraggio e molta più speranza e molta più forza nell’accettare ciò che è stato – anche sbagliato.[...] 
(Cit. Alessandra Airò)

 http://littlesnobthing.it/2014/06/ce-tempo-perduto-e-trovato.html

mercoledì 28 maggio 2014

There is always hope

Quando lui si spara selfie su selfie e lo sguardo è vuoto.
Manco un barlume di sorriso..perchè il tag ‪#‎senzapensieri‬ te lo puoi tatuare in fronte ma io non ti credo.
Quando lui ti ha scelta perchè “sai incantare con la voce” ma appena si è reso conto di quanto tu sia TANTA, TROPPA forse, nonostante l’avessi ampiamente avvisato, ha scelto di scappare.
Senza però riuscire a farlo veramente.
Perchè essere TANTA, TROPPA, ti ha permesso di superare alla grandissima i mesi più assurdi della tua vita ed essere orgogliosa di te stessa.
E ti auguri che il tuo cucciolo, un futuro LUI, sia TANTO e TROPPO come te.
Perchè siamo donne, e che donne.

C. O. S. - considerazioni in ordine sparso #donneoltrelegambecedipiù edition

1. Care trentenni, neo o già + qualcosa, se per caso, dico a voi, regine del mantra "no a me è impossibile che succeda - per me la maternità manco nei peggiori incubi", in un venerdì d'estate - ma dai?! ma davvero?! - vi si sveglia il maledetto orologio biologico date retta a me:
- chiudetevi in casa,
- evitate qualsiasi essere maschile che guardi con tenerezza panze o pargoli altrui - NDR, NON discriminate per razza, colore ma soprattutto età,
- aspettate che passi.
Il giorno dopo tutto tornerà normale, voi tornerete le splendidi "anticristo della maternità" che siete sempre state.
In caso contrario, io vi ho avvisate, cominciate a scegliere il nome. #reallife;
2. Le priorità cambiano, il corpo si trasforma, gli ormoni sono ufficialmente dispersi da mesi ormai, ma se una è "scema in senso buono" tale rimane.
E deve fare in modo che sia così: anche se la sua ironia la capisce solo lei, se un po' di dolcezza in tanto acidume non fa mai male, bisogna guardarsi allo specchio tutte le mattine e poter dire, oltre a "oddio sembro un ottovolante", nonostante tutto e tutti, sono ancora IO.
[Per restare in tema]
3. Datemi immediatamente un paio di tacchi, di quelli alti ma comodi, con cui sembro una giraffa che cammina sulle uova.
E della salsiccia passita, grazie.

martedì 18 marzo 2014

[Post senza nessun apparente filo logico]


Mi chiedo come e quando sia successo, ma ultimamente attiro come una calamita, per poi inconsciamente? consciamente? Sono io? Sei tu?, uomini/ragazzi che dir si voglia, esempi del più classico stereotipo alla Fabio Volo: da 0 a 100 in un minuto e poi il nulla.
I tempi in cui tutto ciò accade sono variabili a seconda del singolo, ma mi si pongono due opzioni, anche solo per provare lontanamente a capire:
A.    Sono io che al primo impatto, quando tu sconosciuto non mi conosci ancora, sono come il Santo Graal. Una sirena incantatrice. E poi ai tuoi occhi mi rivelo una fuffa; 
B.     Sei tu, giovane uomo, che millanti futuro e amore forevva, che non ti rendi conto che se si creano delle aspettative e si parla solo presi dall’ormone, dall’altra parte qualcuno può crederci. Io al principe azzurro  ci ho sempre creduto poco, però miseriaccia, proprio tutti i fans di Flash Gordon li devo beccare io in questo periodo?
Caro il mio maschio, poi non ti lamentare se tu parti in quinta e io dalla seconda. Le regole di una buona guida le so pure io che manco mi ricordo più con quale piede si schiaccia la frizione.

Lo so che domani è la festa del papà, ma abbracciate forte forte la vostra mamma oggi se potete. Io lo farò perché ho questa incredibile e non scontata fortuna di poterlo fare e mi prenderei a schiaffi da sola quando, come oggi, ho bisogno del dolore per rendermi conto di quanto questo sia giornalmente un immenso regalo.

La gioia e il dolore hanno il potere di riavvicinare le persone, nonostante tempi e distanze.

martedì 10 dicembre 2013

Scegliere di essere padre. #buongiorno

Ore 8:00, 671, direzione Autostazione.
Solito caos di studenti svogliati e casinari. Riesco a sedermi, ringrazio la mia buona stella vista l'andatura "ondeggiante" dovuta al tacco che fa tanto professionista e mi guardo attorno.
Papà, bimbo di al massimo 1 anno in braccio alla mamma, e lei.
Occhi azzurro cielo, grandi, enormi. Avrà avuto al massimo 5 anni, seduta composta sul suo seggiolino. Assonnata.
Si è addormentata diverse volte durante il viaggio e si è sempre svegliata con un bacio.
Del suo papà, in bilico in mezzo al corridoio, con un passeggino che diciamolo, "comodità 0", che appena notava "occhi cielo" sdondolare le piantava un bacio in fronte e cantilenava "Tutto bene amore?"
" Sì, papà" e lei si riappisolava.
Tutta questa manfrina per esprimere un concetto semplice ma non scontato (nel mio caso sì, ma io sono la classica figlia innamorata di suo padre e non faccio testo ♥)
Essere mamme, sentirsi legati ai propri figli, è qualcosa che nasce dentro, naturale. Sentirli crescere, muovere, vedere il mondo con priorità diverse è un percorso più o meno difficile, ma innato. Almeno credo.
I papà, anche i più presenti, non riusciranno mai a capire cosa si prova veramente, fino in fondo, in quei momenti; è la natura che non lo permette.
Vedere papà come il mio, come quello di stamattina, che scelgono ogni giorno di amare i propri figli è meraviglioso. E' una scelta continua di amore.
 
"Questo è amore. Lui ama" (Semicit.)

martedì 16 aprile 2013

"Bulimia narrativa"


Si può soffrire di "bulimia narrativa"?
Dell’insensata voglia, dopo le prime righe di un libro che ti cattura e ti tiene stretto a se, di leggerlo tutto di un fiato passando notti in bianco mangiando e camminano per strada finirlo e poi.
Nulla.
Il vuoto più totale, una voragine dentro che gli uomini definirebbero banalmente “sindrome pre-mestruale”, ma che con gli ormoni nulla centra.
La sensazione di panico, il pianto rimandato in gola e la consapevolezza guardandosi allo specchio che sì, non si è tanto normali.
Senza scadere banalmente nell’autoanalisi e nello studio di tutto ciò che finisce in –onscio, a memoria ne ho sempre sofferto.
Da bambina leggevo compulsivamente un libro dietro l’altro: a volte mi svegliavo nel sonno e accendevo la luce sul comò e alle tre di notte mi mettevo a leggere, sperando che i miei genitori non fossero svegliati dal minuscolo bagliore intruffolatosi sotto la porta.
Nessuno capiva, io in primis, perché, terminato un romanzo o un libretto dei “Piccoli Mostri”, dovessi immediatamente iniziarne un altro.
Ho attraversato fasi di “anoressia”, quando iniziare un libro è impossibile e tutte le scuse, gli impegni e i pensieri, sono ottime giustificazioni per non farlo.
Trovare il giusto compromesso vorrebbe dire raggiungere l’equilibrio tra la necessità di immedesimarmi in storie, l’amore per lo stile di scrittura di un autore, la sensazione di estraneazione e rilassatezza che genera isolarsi fra le pagine di un vecchio libro usato e il totale rifiuto ad avvicinarmi anche solo ad una libreria.
Sono momenti che ciclicamente si ripresentano.
Metafore ormai più reali degli stessi sentimenti ed emozioni che dovrebbero celare o spiegare.
Mettere nero su bianco queste sensazioni dopo anni di “malattia”, può essere il primo passo per l’agognato bilanciamento delle stesse?

P.S.: Come dice il detto "chi non muore si rivede", da oggi non mi nascondo più. Non sarò Salinger ma non ambendo al Pulitzer posso continuare a scrivere serenamente. Benvenuti o bentornati.